Poner un negocio en Italia!

4 años 2 meses antes #1 por Kramerica
Saludos, si bien es mi primer mensaje vengo leyendo el foro desde hace mucho tiempo. En muchos mensajes vi gente que se quiere ir a Italia a trabajar, buscar trabajo, revalidar su titulo etc, mi caso es distinto, yo quiero ir a instalar un comercio, todavia no se de que, pero algo sencillo, comprar a un distribuidor o mayorista y revender en un local, puede ser una dietetica, articulos de limpieza,alimentos para mascotas,etc lo que busco es salvar los gastos para vivir, obviamente voy con la ciudadania, el idioma lo hablo bastante bien y un capital como para probar y aguantar al menos 6 meses . Mi consulta es: Cuanto sale aprox montar un pequeño local? como son los requisitos? Algun Argentino que haya hecho lo mismo que yo y me pueda dar algun consejo? Ya se que la situacion en Italia es mala, hay crisis y todo, pero yo estoy en Chaco, y aca se abren negocios todos los dias y hay familias enteras que viven de esos comercios( como en todas partes del mundo!!)Mi idea es irme a Pordenone(tenemos una amiga ahi que nos puede dar una mano) o Trento, que es donde hicimos los tramites de la ciudadania. Estoy abierto a consejos, opiniones, experiencias propias o de conocidos, saludos y gracias por el espacio

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4 años 2 meses antes #2 por nando696
Respuesta de nando696 sobre el tema Poner un negocio en Italia!
Hola y bienvenido al foro con respecto a tu pregunta te metes en un campo minado. Si realmente conoces la situacion de Italia sabras que los negocios tardan mas en abrir que en cerrar, se salvan un poco mas los que estan en franchising. La burocracia te hace perder varios meses para abrir de cero a menos que no compres una licencia ya abilitada. Al tipo de negocio que te referis recuerda que no son cosas de primera necesidad y en este momento la gente gasta en cosas importantes, te recuerdo una cosa y no lo tomes a mal; aca no es Chaco y no pienses que abris una ventana de tu casa y el negocio ya esta con toda la familia trabajando. Tenes que tener a los empleados en blanco, partida iva, contador, garantia economica para el alquiler del local, etc, etc,etc. Creeme que es jodido y mucho mas si tenes los meses y el dinero contado, vivo aca y se lo que te digo.Si necesitas alguna informacion particular mandame un mensaje y te averiguo. Todabia la crisis no paso y el trabajo esta muy pero muy jodido para quien busca.

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4 años 2 meses antes #3 por Kramerica
Respuesta de Kramerica sobre el tema Poner un negocio en Italia!
Gracias Nando por contestar, yo entiendo la situacion actual, mi consulta era para saber si habia alguien que ya habia puesto algun comercio, como habia arrancando, costo de poner el local, negocio de que pusieron, etc. En el foro lei muchos ejemplos de personas que se fueron a buscar trabajo en relacion de dependencia, pero no lei ninguna experiencia de algun comerciante( capaz q alguien si escribio y se me paso). Yo la verdad estuve una sola vez en Italia hace dos años(Pordenone, Venecia,Roma Trieste)y vi que el 90% de negocios de delivery de Comidas eran de extranjeros, yo no quiero abrir una casa de comida, si no algo mas sencillo, no creo que sea alocado, es la historia de miles y millones de inmigrantes que van a otro pais a probar suerte, iria con un pequeño capital, papeles, idioma, ganas de progresar, y no quiero hacerme millonario, solo vivir con una calidad de vida mejor. Ojala que se enganchen con este posteo y cuenten sus propias experiencias

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4 años 2 meses antes #4 por nando696
Respuesta de nando696 sobre el tema Poner un negocio en Italia!
Tenes mucha razon, me permiti de reponderte porque hace tiempo que estoy mirando los negocios. En este momento esta muy dificil invertir en algo que rinda, por ahora hay solo que esperar. Esta atento adonde metes la plata, lastima que no esta la chat sino comentabamos las ideas. Saludos

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4 años 1 mes antes #5 por cabernet
Respuesta de cabernet sobre el tema Poner un negocio en Italia!
Ma quanti sono i disoccupati?
Per l'Istat 3,2 milioni, per il Cnel 7

ANSA

Oltre i disoccupati ufficiali vi sono quelli "parziali". Così il tasso passa dal 12,3% al 30%
WALTER PASSERINI
Ma quanti sono davvero i disoccupati? Gli ultimi dati Istat riferiti ad agosto ci dicono che il tasso di disoccupazione generale è del 12,3%, a cui corrispondono 3.134.000 persone. Non si tratta di persone che non hanno un lavoro ma, secondo le statistiche in uso, si tratta di persone che non avendo un lavoro lo ricercano attivamente. Nello stesso giorno in cui l’Istat pubblicava i suoi dati, è uscito il Rapporto del Cnel, con un’ampia mole di dati, dentro il quale si può trovare un altro numero, che è passato sotto silenzio. Secondo il Cnel è ora di passare ad altri modi di calcolo della disoccupazione reale, che non corrisponde a quella ufficiale. In altri termini, il Cnel afferma che in Italia vi è il 30% di disoccupati ufficiali e di “disoccupati parziali”, a cui corrispondono circa 7 milioni di persone. E’ questo l’universo della disoccupazione a cui fare riferimento nella ricerca dei rimedi. Il Cnel calcola infatti, oltre ai disoccupati ufficiali, l’aggregato di coloro che “lavorano involontariamente a tempo parziale, non essendo riusciti a trovare un lavoro a tempo pieno”. Il numero dei part timer involontari è cresciuto dell’83% dal 2008 al 2013 (+1 milione 121 mila individui); è un fenomeno caratteristico di questi nostri tempi, che ha permesso di attutire la perdita netta di occupati. A questi il Cnel aggiunge il numero degli “equivalenti occupati” in cassa integrazione, calcolato dividendo le ore di cassa utilizzate per l’orario contrattuale, in modo da ottenere una stima di quanti sono gli occupati che di fatto non hanno lavorato né partecipato al processo produttivo. Nel complesso, nella media del 2013 le ore di Cig tradotte in “equivalenti occupati a tempo pieno” corrispondono a circa 240 mila persone, che sono state registrate fra gli occupati, pur non avendo di fatto lavorato nel periodo considerato. “Sia le persone che lavorano involontariamente a orario ridotto, sia quelle messe in cassa integrazione – prosegue il Cnel - rappresentano quindi un’ampia fascia di sottoccupati, o disoccupati parziali, che la crisi ha contribuito ad alimentare”.
Senza lavoro. Insomma, possiamo preoccuparci dei 3,2 milioni di disoccupati ufficiali, ma la preoccupazione dovrebbe raddoppiare, visto che l’area del disagio occupazionale supera i 7 milioni di persone. E’ su questo target che dovremmo concentrare le misure e le risorse. “La crisi – conclude il Cnel - ha provocato un forte aumento non solo della disoccupazione in senso stretto, che si riferisce ai senza lavoro che compiono azioni di ricerca attiva, ma anche del numero di sottoccupati e delle persone che hanno interrotto l’attività di ricerca, perché scoraggiati o perché in attesa dell’esito di passate azioni di ricerca. Si possono utilizzare definizioni più o meno stringenti di disoccupato pervenendo a quantificazioni anche molto diverse”. Le strategie reali contro la disoccupazione devono tenerne conto. “Questi fenomeni – ammonisce il Cnel - vanno presi in considerazione sia per valutare il deterioramento del mercato del lavoro causato dalla crisi sia per prevedere le dinamiche dell’occupazione nel prossimo futuro”. Bisogna infatti non dimenticare che se i part timer involontari allungassero a tempo pieno i loro orari e se venisse assorbita la cassa integrazione, rallenterà la creazione di nuovi posti di lavoro effettivi nel prossimo biennio. :( :woohoo:

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4 años 1 mes antes #6 por cabernet
Respuesta de cabernet sobre el tema Poner un negocio en Italia!
Papà senza soldi chiede
le paste avanzate al barista
PER APPROFONDIRE: SantElpidio a Mare, papà, barista
Papà senza soldi chiede
le paste avanzate al barista


​SANT'ELPIDIO A MARE - La crisi colpisce come un pugno nello stomaco e sveglia le coscienze. Giovedì a mezzogiorno questo pugno nello stomaco è toccato a un barista di Sant'Elpidio a Mare Simone Trasarti, titolare del Bar della Centrale al quartiere Luce. L'uomo, dopo l'esperienza vissuta in diretta, ha sentito il bisogno di scrivere su Facebook. Il suo post, uno sfogo per lenire lo sgomento, è stato come un detonatore. Nel giro di poche ore sono piovuti un centinaio di commenti. Il racconto di Trasarti svela una storia come ce ne sono tante, una storia di vita vera. "Oggi alle 12 (giovedì', ndr) nel mio locale si è presentato un babbo di famiglia giovane, si è fermato alla vetrina delle paste e panini con aria imbarazzata, mi ha chiesto se avrei buttato gli avanzi". Il barista racconta quello che gli ha detto il giovane papà: "Ho una famiglia, non ho da dargli a mangiare, pago il prestito, lavoro solo mezza giornata, ho difficoltà per comprare il latte per i miei figli".
"Non mi era mai capitato, sono molto angosciato" evidenzia Trasarti, e giù la pioggia di commenti. "E' solo l'inizio" scrive qualcuno sul social network, "chissà quanto sia stato umiliante chiedere aiuto" qualche altro, "la situazione è drammatica, ancora non ce ne rendiamo conto", "forse il peggio dovrà arrivare, c'è sempre meno gente che lavora, chissà dove andremo a finire". Una donna dice che vorrebbe dare un contributo, un uomo vorrebbe aiutare quel papà in difficoltà, una signora propone la mensa della Caritas, una ragazza posta "mi ha fatto piangere questa storia, se conoscete questa persona si può fare un punto di raccolta presso il bar di ogni genere alimentare". Incredibile. Tanta gente, di colpo, ha preso coscienza dei problemi di vita reale nella rete. Chissà quanti papà vivono nella stessa condizione del giovane passato per il Bar della Centrale giovedì. Chissà se cambierà qualcosa per la sua e le altre famiglie che fanno i conti tutti i giorni con la fame. "Ho visto questo giovane due, tre volte - ha raccontato ieri Trasarti - ieri un ragazzo mi voleva lasciare 20 euro per lui. Siamo tutti preoccupati per questa crisi profonda". Il barista lancia un appello al giovane "che torni al mio bar, gli staremo vicino" dice e alla politica "le risorse vanno investite sul sociale, diversamente non ne veniamo fuori".

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